Ma volgendo carta, e dicendo le ragioni del Petrarca, si può rispondere al primo argomento della vita attiva, e civile, che il Petrarca più fu saggio, e prudente in elegger vita quieta, ed oziosa, che travagliarsi nella Repubblica, e nelle contese, e nelle sette Civili, le quali sovente gittano tal frutto, quale a Dante addivenne, d ‘esser cacciato, e disperso per la malvagità degli uomini, e per la “ngratitudine de” Popoli; E certo Giano della Bella suo vicino, dal quale il Popolo di Firenze aveva ricevuto tanti benefizi, e poi il discacciò, e morì in esilio, sufficiente esempio doveva esser a Dante di non si travagliare nel governo della Repubblica. Ancora si può rispondere in questa medesima parte della vita attiva, che il Petrarca fu più costante in ritenere l’amicizia de’ Principi, perché non andò mutando, e variando, come fè Dante; E certo il vivere in reputazione, ed in vita onorata da tutti i Signori, e Popoli non fu senza grandissima virtù, e sapienza, e costanza.
Alla parte, che si dice, che nell’ avversità della fortuna Dante conservò la mente agli studj, si può rispondere, che nella vita felice, e nella prosperità, e nella bonaccia non è minor virtù ritener la mente a gli studj, che ritenerla nell’ avversità, perocché più corrompono la mente degli uomini le cose prospere, che l’avverse.
La gola, il sonno, e l’ oziose piume sono capitali nemici degli studj, Se in Filosofia, ed in Astrologia, e nell’ altre scienze Mattematiche fu più dotto Dante, che il confesso, e consento; dir si può, che in molte altre cose il Petrarca fa più dotto, che Dante, perocché nella scienza delle lettere, e nella cognizione della lingua Latina Dante fu molto inferiore al Petrarca . Due parti sono nella lingua Latina, cioè prosa, e versi; nell’ una, e nell’altra è superiore il Petrarca, perocché in prosa lungamente è più eccellente, e nel verso ancora è più sublime, e più ornato, che non è il verso di Dante, sicché in tutta la lingua Latina, Dante per certo non è pari al Petrarca. Nel dire volgare, il Petrarca in Canzone è pari a Dante: in Sonetti il vantaggia: confesso niente di manco, che Dante nell’opera sua principale vantaggia ogni opera del Petrarca; E però conchiudendo, ciascuno ha sua eccellenza in parte, ed in parte è superato. L ‘essere il Petrarca insignito di Corona Poetica, e non Dante, niente importa a questa comparazione, perocché molto è da stimare più il meritar corona, che l’averla ricevuta, massime, perché la virtù è certa e la corona talvolta per lieve giudicio, così a chi non la merita, come a chi la merita, dar si puoté.
(Finita la vita di Dante Aldighieri e di M. Francesco Petrarca, fatta per M. Lionardo Aretino l’anno 1436 nella Città di Firenze, nel mese di Maggio.)