Lasciando adunque stare il Boccaccio, ed indugiando la vita sua ad altro tempo, tornerò a Dante, ed al Petrarca, delli quali dico così, che se comparazione si debba fare intra questi prestantissimi uomini, le vite de’ quali sono scritte da noi, affermo che amendue furono valentissimi, e famosissimi e degni di grandissima commendazione, e loda: Pur volendogli insieme con trito esamine di virtù, e di meriti comparare, e vedere in qual di loro è maggiore eccellenza dico, ch’ egli è da fare contesa non piccola, perché son quasi pari nel corso loro alla fama, ed alla gloria; de’quali due parlando, possiamo dire in questo modo, cioè:
Che Dante nella vita attiva, e civile fù di maggior pregio, che ‘l Petrarca, perocché nell’ armi per la Patria, e nel governo della Republica laudabilmente si adopero: non si può dire questa parte del Petrarca, perocché né in Città libera stette, la quale avesse a governare civilmente, né in armi fù mai per la Patria, la qual cosa sappiamo esser gran merito di virtù: Oltre a questo Dante da esilio, e da povertà incalzato non abbandonò mai i suoi preclari studi, ma in tante difficultà scrisse la sua bell’opera. Il PETRARCA in vita tranquilla, e soave, ed onorata, ed in grandissima bonaccia, l’ opere sue compose: Concedesi, che più è da disiderare la bonaccia, ma niente di manco è di maggior virtù nell’ avversità della fortuna poter conservare la mente agli studj, massime quando di buono stato si cade in reo: Ancora in scienzia di Filosofia, e nelle Mattematiche Dante fù più dotto, e più perfetto, perocché gran tempo gli diede opera, sicché il Petrarca in questa parte non è pari a Dante. Per tutte queste ragioni pare, che Dante in onore debba esser preferito.