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Жизнеописание Данте и ПетраркиComincia la vita di Messer Francesco PETRARCA. 17
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Comincia la vita di Messer Francesco PETRARCA. 17
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La lingua Latina, ed ogni sua perfezzione, e grandezza fiori massimamente nel tempo di Tullio, perocchè prima era stata non pulita, né limata, né sottile, ma salendo a poco a poco a sua perfezione, nel tempo di Tullio, nel più alto colmo divenne: doppo l’ età di Tullio cominciò a cadere, ed a discendere, come infino a quel tempo, era montata, e non passarone molti anni, che ricevuto avea grandissimo calo, e diminuzione; e puossi dire, che le lettere, e gli studj della lingua Latina andassero parimente con lo stato della Republica di Roma; perocchè infino all’età di Tullio ebbe accrescimento. Dipoi perduta la libertà del Popolo Romano per la Signoria degl’ Imperadori, i quali non restarono d ‘uccidere, e di disfare gli uomini di pregio, insieme col buono stato della Città di Roma, perì la buona disposizione degli studji, e delle lettere.

Ottaviano, che fù il men reo Imperadore, fece uccidere migliaia di Cittadini Romani; Tiberio, e Caligula, e Claudio, e Nerone, non vi lasciaro persona, che avesse viso d’uomo: Seguitò poi Galba, ed Ottone, e Vitellio, i quali in pochi mesi disfecero l’un l’altro: Dopo costoro non furono più Impera dori di sangue Romano, perocché la Terra erasi annichilata da’ precedenti Imperatori, che niuna persona d ‘ alcun pregio v ‘ era rimasa ; Vespasiano, il quale fù Imperadore dopo Vilellio, fù di quel di Rieti, e cosi Tito, e Domiziano suoi figliuoli: Nerva Imperadore fù da Narni: Traiano adottato da Nerva, fù di Spagna: Adriano ancor fù di Spagna: Severo d ‘ Africa, Alessandro d’ Asia, Probo d’ Ungheria: Diocleziano di Schiavonia; Costantino fù d ‘ Inghilterra. A che proposito si dice questo da me? solo per dimostrare, che come la Città di Roma fù annichilata da gli ‘Mperadori perversi Tiranni, così gli studj, e le lettere Latine riceverono simil raina, e diminuzione, intanto, che all’estremo quasi non si trovava chi lettere Latine, con alcuna gentilezza sapesse. E sopravvennero in Italia i Goti, ed i Longobardi, nazioni barbare, e strane, i quali affatto quasi spensero ogni cognizione di lettere, come appare negl’ Instrumenti in que’ tempi rogati, e fatti, de’quali niente potrebhe essere più material cosa, ne più grossa, e rozza.

Ricuperata da poi la libertà de’ Popoli Italici, per la cacciata de Longobardi, i quali ducento quattro anni tenuto aveano Italia occupata, le Città, di Toscana, e altre cominciarono a riaversi, ed a dare opera a gli studj, ed alquanto limare il grosso stilo, e così a poco a poco vennero ripigliando vigore, ma molto debilmente, e senza vero giudizio di gentilezza alcuna, più tosto attendendo a dire in rima volgare, che ad altro; E così per insino al tempo di Dante, lo stilo litterato pochi sapevano, e quelli pochi il sapevano assai male, come dicemmo nella vita di Dante.

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